Salvare una cultura in estinzione: il potere del marketing e delle relazioni pubbliche

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Tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento Edward S. Curtis ha svolto, praticamente da solo, un monumentale lavoro di registrazione fotografica (oltre 40.000 scatti), sonora e scritta della vita, delle tradizioni e della cultura dei nativi americani.

Non sarebbe esagerato dire che una gran parte di quello che si sa sulla cultura delle tribù nordamericane, all’epoca in via di estinzione, si deve a lui.

La realizzazione di quest’opera ha comportato numerosi viaggi in territori enormi, sconfinati, nonché pericolosi. Contattando popolazioni estranee, diffidenti e a volte ostili (gli indiani erano appena entrati nelle riserve e di sicuro l’amore per l’uomo bianco non era molto elevato).

Un lavoro che ripetere al giorno d’oggi si stima costerebbe più di 35 milioni di dollari.

Fonte

  • Non era ricco, ne benestante.
  • Non godeva naturalmente di influenze o amicizie altolocate.
  • Aveva un semplice lavoro come fotografo ed era sposato con famiglia a carico.

Come ha fatto?

Tutto ciò è stato reso possibile tramite un uso magistrale di quello che oggi chiameremmo marketing, o anche “personal branding”, unito a una grande capacità per le pubbliche relazioni.

Insomma era un ottimo comunicatore.

O almeno, lo è diventato quando ha capito che era l’unico modo per procurarsi i fondi e i contatti necessari per portare a termine lo scopo che si era prefissato.

Per cui a un certo punto Curtis ha iniziato a:

  • Organizzare esposizioni dei suoi lavori in hotel di prestigio, curando la presentazione delle opere in modo da ottenere il massimo effetto scenico e drammatico.
  • Tenere con regolarità conferenze accompagnate da video e foto (non così semplice all’epoca).
  • Scrivere articoli per diversi giornali e riviste.

Citando Hans Christian Adams (curatore di un libro su Curtis, edito da Taschen in Italia):

“IN POCHE PAROLE, PER FINANZIARE IL SUO PROGETTO, SVOLSE UN LAVORO FRENETICO DI RELAZIONI PUBBLICHE, UN’ATTIVITÀ ALLORA RARA PER UN FOTOGRAFO.”

La sua storia è lunga e costantemente costellata da attività e iniziative tutt’oggi attuali. Dalla gestione della vendita delle foto (e del marketing che ci stava dietro) fino al proporsi a “investitori” di rilievo per ottenere finanziamenti al suo progetto.

Nonostante fosse perfettamente in grado di comportarsi da gentiluomo preferiva presentarsi vestito da “avventuriero”, era più convincente.

Insomma, aveva creato una “persona”; un brand.

Nonché un sistema per promuovere, vendere e distribuire il proprio lavoro, tutto al fine di finanziare la sua opera.

Era arrivato al punto di essere osteggiato da molti uomini di scienza dell’epoca risentiti della sua popolarità nell’ambito a dispetto del fatto che Curtis non fosse uno scienziato addestrato formalmente.

Tutto ciò, oltre ad essere un’interessante pezzo di storia (non solo del marketing) fa anche riflettere su alcuni punti:

  • “Marketing”, “Personal branding” e altre parole sono solo etichette appiccicate a un corpo di conoscenza e abilità che permette, principalmente tramite la comunicazione, di ottenere determinati scopi.
  • Questa “recinzione” è artificiale, nel mondo reale le distinzioni sono più sfumate e tutto è connesso con tutto. Il “marketing” di Curtis non sarebbe stato così efficace senza la sua passione, senza la sua esperienza e senza mille altri fattori che fanno parte della scena (insomma, il marketing da solo non è una bacchetta magica).
  • I risultati non dipendono necessariamente da uno strumento specifico (Facebook è uno strumento, internet è uno strumento etc.), le basi del marketing sono principi applicabili in qualsiasi contesto, se si è in grado di osservare suddetto contesto.

Se Curtis si fosse fissato solo sugli strumenti in voga tra i fotografi dell’epoca per promuoversi non avrebbe combinato niente.

Niente potrà mai sostituirsi all’osservazione diretta di una scena per determinare cosa serve fare, subito e in quel momento.


La storia di Curtis, nonché la sua opera, è ampia e affascinante. Un solo articolo non basta certo per trattarla tutta, se interessati consiglio la lettura dei seguenti volumi:

Edward S. Curtis – Da Hans Christian Adam

The north american indian: the complete portfolios

Andrea
Gestisco e coordino progetti di comunicazione e marketing. Nel tempo libero faccio cose, vedo gente e condivido passioni e opinioni.

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