L’informazione frenetica è informazione? Sì, ma…

Oggi, un po’ a tradimento, mi è tornata voglia di forum.

Seguendo una raccolta di link di Giorgio Taverniti mi ritrovo a leggere alcune discussioni di grande interesse (da tracciamento a turismo ad problemi vari di etica su telegram).

E, a sorpresa, aldilà dei temi trattati, leggere e informarsi è stato abbastanza rilassante.

Molto più rilassante che leggere un costante fiume di news in continuo cambiamento nei social in cui il massimo di discussione di gruppo sono alcuni commenti.

Alla fine se ci penso l’estemporaneaità dei social, delle stories mi porta a fare cose come seguire influencer di libri che consiglia libri su stories, che magari raccolgono ma quanto poco pratico è se volessi tornare molto indietro nelle loro recensioni?

Sui social si ripetono spesso le stesse discussioni, all’infinito (ti passa anche la voglia di partecipare), perché non c’è memoria storica, tutto scorre nel fiume. Il che impedisce di approfondirle a dovere.

Ora non è che sia tutto orribile, il formato “news del giorno” va benissimo in certi casi, ma mi è sempre più evidente come non può essere l’unico o il principale canale informativo delle persone.

Di base, non è che seguire i post di facebook di un personaggio di spicco nel tuo settore sia uguale a leggere un suo libro di approfondimento articolato sul settore, o più libri.

Ci vogliono entrambi, ci vuole l’input della news flash ma anche la possibilità di approfondire e confrontarsi tra pari, anche per lunghi periodi di tempo.

L’informazione frenetica è informazione? Sì, ma…
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